Il (lungo) mare liberato di via Caracciolo

Da alcuni anni non si parla d'altro : " liberare" il lungomare più bello del mondo di via Caracciolo a Napoli.

Il (lungo) mare liberato di via Caracciolo

Già nel lontano 1869, su uno dei progetti di Enrico Alvino, in Consiglio comunale ci fu un dibattito infuocato. L'architetto fu accusato di voler snaturare il rapporto con il paesaggio e di incassare la villa tra due strade, in modo che i passeggianti sarebbero frastornati dalla deliziosa contemplazione del mare e delle colline in grazia di un turbinio di carrozze e di cavalli da entrambi i lati.
Oggi (cioè, all'epoca n.d.a.) la villa si presenta a due impressioni , perché chi ama di godere il movimento turbinoso della città, passeggia verso la strada, chi invece desidera abbandonarsi alla meditazione, va rasente la riva. (Atti del comune di Napoli). L'opposizione non riuscì a intaccare il piano di stravolgimento urbanistico e, di nuovo, da alcuni anni non si parla d'altro : " liberare" il lungomare più bello del mondo. Dalle auto, s'intende. Un'idea buona, giusto. Allora, qual è il problema? Semplice, al limite della banalità: il collegamento est-ovest della città lato mare è costituito soltanto da quattro strade, due delle quali sono periferiche e interne (corso Vittorio Emanuele e via dei Mille-via Crispi) e non possono reggere all'impatto del riversamento del traffico che proviene dalle altre due, le arterie Caracciolo-Partenope e Riviera di Chiaia. Posta così, non c'è soluzione: la querelle è un imbuto strozzato e continuerà a essere battaglia aperta tra cittadini pro e cittadini contro e l'amministrazione comunale che tenta di imporre le proprie scelte - scellerate o buone che siano - sulla testa di tutti. In realtà, un progetto a lunga scadenza potrebbe essere ipotizzato. Anzi, recuperato. Già negli anni Sessanta, infatti, si cominciò a parlare di "sotterrare" il lungomare (Defez, Di  Stefano e Galatieri, 1967) da viale Elena (oggi Gramsci) all'Immacolatella, ma l'idea fu considerata prematura e faraonica. Da allora furono elaborati altri progetti il cui comun denominatore è stato sempre l'idea di calare agli Inferi il lungomare per sottrarlo alle automobili. Nel 1985 Giovanni Procida Mirabelli - seguito dai tutor Benassai, Di Martino e Ragone - era laureando in ingegneria; nella sua tesi prospettò lo scavo di una doppia galleria, ognuna a tre carreggiate, sotto la sede stradale di via Caracciolo e viale Dohrn al fine di far riconquistare alla Villa Comunale l'affaccio diretto a mare e la spiaggia, e di riportare l'area a ciò che era all'origine: una passeggiata indimenticabile. Proprio come, tra gli altri, scrisse Goethe nel 1787 (Viaggio in Italia), prima ancora che la villa vivesse i grandi fasti ottocenteschi e subisse le trasformazioni di Alvino: Ma ciò che non si può raccontare né descrivere è la magnificenza di un chiaro di luna, come quello che abbiamo goduto andando a dipofto per le strade, sulle piazze, lungo l'immensa passeggiata di Chiaia e infine sulla riva del mare. Si è davvero compresi dal sentimento dell'immensità. Vale ben la pena di fantasticare in questi luoghi. Appunto, fantasticare , ma non troppo. La soluzione è a portata di mano, ed è meno vaneggiante di quanto sembri: i costi dell'opera , attualizzati dallo stesso ingegnere Procida, oggi non supererebbero i 50 milioni di euro, tutto compreso. Ovvero la sesta parte di un solo Chilometro della linea 6 della metropolitana, costata fino a ora almeno tre volte il tunnel della Manica.

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